Per difendere i ragazzi servono leggi ‘ad hoc’,  un bagaglio di conoscenze e competenze digitali tra i docenti e nei genitori, che non sempre hanno familiarità con la tecnologia. «La scuola sta facendo la sua parte», anche grazie a «un esercito di 8mila ‘animatori digitalì tra i docenti», assicura il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, che ha lanciato la campagna contro il cyberbullismo dando un messaggio chiaro ai giovani: «non siete soli, le vittime parlino».

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«La rete, ragazzi, è uno spazio di libertà, sappiatelo usare! Non datela vinta ai bulli», è il messaggio della presidente della Camera Laura Boldrini. Più difficile l’educazione digitale di bambini e adolescenti nelle case, con 23 milioni di italiani che non hanno mai usato internet. «L’alfabetizzazione informatica non può essere lasciata al destino, serve intervenire come si è fatto con la campagna di alfabetizzazione nei primi del Novecento», sostiene Silvia Costa, presidente della commissione Istruzione dell’Europarlamento.

Enrico Costa, ministro per gli Affari regionali con delega alla famiglia sottolinea: «I genitori devono essere formati per poter educare i minori. Prima ancora delle norme viene la cultura». Le norme, però, servono. «Occorre mettere mano a internet, che è uno spazio libero ma la sua libertà», compresa la tutela della privacy, «finisce quando entra in gioco la tutela dei bambini», evidenzia il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, secondo cui «servono sinergie e serve più coraggio», lavorando per fare dell’Italia un modello per la tutela dei minori.

“Oggi in cento Paesi del mondo – ha continuato il ministro Giannini – le scuole si interrogano su Internet, su come renderlo più sicuro e migliore. Circa 9 milioni di studenti in Italia, decine di milioni di giovani in tutto il mondo oggi si prendono questo impegno. La scuola e il governo italiano già lo stanno facendo. Come in tutte le strutture o luoghi senza limiti e confini Internet rende limitato il diritto di ogni singolo utente. Il web rappresenta un potere straordinario che deve essere esercitato al meglio, non permettendo fenomeni come il cyberbullismo”. La scuola, ha concluso, “fa la sua parte consapevole di essere di fronte ad un processo di cambiamento irreversibile, un buon processo perché la condivisione di cose e conoscenze rappresenta il sale della democrazia”.

“Internet e’ una risorsa straordinaria – ha sottolineato Roberto Di Legami, direttore del Servizio Polizia postale e delle comunicazioni – ma la sua rapidissima diffusione, complici soprattutto i social network, coinvolge in misura crescente proprio i piu’ giovani: l’87% dei ragazzi si connette alla rete via smartphone, e il 62% di questi lo fa utilizzando un apparecchio di ultima generazione e senza la supervisione di un adulto. Proprio la facilita’ con cui i ‘nativi digitali’ navigano sul web puo’ pero’ fargli confondere il confine tra ‘reale’ e ‘virtuale’ e smarrire la misura di quanto possono far male con certi comportamenti: il rischio e’ che lo schermo del pc, del tablet o dello smartphone si trasformi in un diaframma alla sofferenza della vittima di turno”

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