Critiche durissime di Pd, M5S e Forza Italia al testo reso irriconoscibile in Commissione Giustizia di Montecitorio. Domani il voto in aula alla Camera.

La proposta di legge sul cyberbullismo? È diventata un pasticcio: riguarda tutti i cittadini italiani, maggiorenni e minorenni, rischia di diventare una minaccia alla libertà di espressione, oppure di finire su un binario morto per restarci per sempre. A lanciare l’allarme per le sorti di un provvedimento che invece potrebbe essere utile sono in tanti e in tutte le forze politiche, a cominciare dalla stessa proponente del provvedimento originario, la senatrice democratica Elena Ferrara, già insegnante di musica di Carolina Picchio, la quattordicenne di Novara che nel 2013 si tolse la vita dopo essere stata perseguitata sul web. Se non che, a un anno dalla sua approvazione all’unanimità al Senato un testo nato per difendere i minorenni dagli abusi sul web è stato totalmente stravolto: ora riguarda anche i maggiorenni, la tutela reprime anche le offese “all’onore, al decoro e alla reputazione di una o più vittime”, e dunque può riguardare una critica ad esempio politica, e può portare addirittura all’oscuramento di siti e piattaforme informative.

È davvero seccata per queste modifiche Elena Ferrara, senatrice del Pd. ”Alla Camera è stata estesa la sfera di intervento in modo iperbolico andando oltre i minorenni – spiega – col risultato di far diventare del tutto inefficace lo strumento dell’istanza del minorenne al Garante della Privacy, che avrebbe poi potuto intervenire per far rimuovere i contenuti offensivi”. Le critiche sono peraltro trasversali: così come era stato unanime il voto di Palazzo Madama sul primo testo, forti perplessità sono espresse anche da Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia, e da Vittorio Ferraresi, del Movimento Cinque Stelle.

Per Palmieri – che pure ricorda che entro certi limiti, liceali 18enni e campus universitari, ha senso inserire anche i maggiorenni nella platea ei soggetti tutelati – “come già è successo in passato con altre proposte di legge, sono stati allargati i contenuti di una legge generando degli obblighi per i gestori dei siti cui è obiettivamente impossibile ottemperare, oltre a legittime preoccupazioni per la libertà di espressione. A questo punto c’è il serio rischio – afferma l’esponente azzurro – che il provvedimento che invece è davvero necessario possa fallire”.

Ferraresi invece ricorda che per come è congegnato, “il provvedimento è inapplicabile e insostenibile sul piano economico: il Garante della Privacy – ricorda il deputato M5S – non ha assolutamente i mezzi per valutare materialmente le migliaia di richieste di cancellazione dal Web che prevedibilmente arriveranno sul suo tavolo”.

Domani l’aula di Montecitorio continuerà le votazioni sul provvedimento, e già sono stati annunciati emendamenti all’articolo 2 dell’articolato, che al momento pare sostenuto nella nuova stesura soltanto dal partito democratico. “Sull’articolo 1 siamo riusciti a limitare un poco i danni – afferma Ferraresi, M5S – sull’articolo due è necessario almeno ripristinare il principio che solo i minorenni possano chiedere l’intervento del Garante”. Forza Italia invece punterà, spiega Palmieri, sul tema dei gestori dei siti, eliminando l’obbligo di adempiere alle piattaforme web di piccole dimensioni: “solo i grandi operatori hanno i mezzi e l’interesse di cancellare le offese a carattere cyberbullistico”. Da parte sua Elena Ferrara chiede ai colleghi deputati “di non lasciar cadere questa grande opportunità: i ragazzi chiedono tutela, la legge è necessaria, ed ogni minuto perduto è pericoloso”. Insomma, chiede, “facciamo la legge giusta che serve”.

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