sillyBully cyberbullismo

Il bullismo informatico o cyberbullismo, che comprende le diverse condotte di minorenni finalizzate a molestare, intimorire, aggredire o mettere in imbarazzo altri preadolescenti o adolescenti attraverso la rete internet e gli altri strumenti telematici.
Si tratta di un fenomeno che coinvolge sempre più minorenni e di un problema attinente la giustizia minorile che non può essere ignorato, anche alla luce delle conseguenze tragiche che causa o contribuisce a causare a danno delle vittime.
La gravità di questi comportamenti deviati, diffusi e radicati nei preadolescenti e negli adolescenti coinvolge fasce di età sempre più basse ed è spesso sottostimata. È innegabile, tuttavia, che le condotte legate al cyberbullismo vadano a integrare spesso veri e propri reati quali ingiuria, diffamazione, minaccia, estorsione e atti persecutori fino all’istigazione al suicidio. Gravissimo è poi il comportamento illecito attuato tramite l’immissione in rete, a fine denigratorio o diffamatorio, di materiale a sfondo sessuale riguardante minorenni.
Nel bullismo on line il contatto fra la vittima e il «persecutore» non avviene fisicamente, ma gli effetti sono persino più penetranti e deleteri in quanto il «bullo» ha la possibilità di insinuarsi nella vita privata della vittima e di attuare la sua azione senza limiti spazio-temporali. Così come la vittima, umiliata o spaventata davanti alla moltitudine della rete, potenzialmente illimitata e inarrestabile, può giungere a modificare i suoi comportamenti, isolandosi fisicamente e psicologicamente dal contesto. images

Il «bullo» è spesso un bambino o un adolescente insicuro e ansioso con una bassa autostima che adotta comportamenti di persistente aggressività, intenzionale e premeditata, nei confronti di un soggetto più debole incapace di difendersi. L’anonimato, poi, rende più difficoltoso il contrasto e genera un indebolimento delle remore etiche.
Gli episodi di prevaricazione, molti dei quali riconducibili agli atti persecutori di cui all’articolo 612-bis del codice penale, si consumano frequentemente in ambito scolastico dove i compagni hanno il ruolo di complici o di spettatori delle attività svolte on line che spesso hanno conseguenze anche nella vita off line. Ciò evidenzia come il fenomeno sia spesso legato a dinamiche psicologiche e comportamentali complesse e come, attraverso i media tecnologici, si possano influenzare anche i comportamenti delle vittime. Il disagio, la vergogna o la paura si manifestano generalmente con diversi sintomi fisici o psicologici fino al rifiuto di recarsi a scuola (nei casi più gravi abbandono scolastico) ovvero di partecipare ad attività sportive o ludiche di gruppo. A lungo termine si sviluppano insicurezza patologica e calo di autostima, problemi relazionali e disturbi da ansia e da depressione, fino a giungere, nei casi più gravi, a veri e propri tentativi di suicidio.

cyberbullismo1
Secondo i dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il suicidio è un fenomeno in continuo aumento che costituisce già oggi la seconda causa di morte nei giovani tra i 15 e i 25 anni di età dopo gli incidenti stradali e in molti Paesi europei è addirittura la prima causa. Si stima poi che i tentati suicidi siano fino a venti volte più frequenti e il nesso fra cyberbullismo e suicidio è indicato da tutte le ricerche sull’argomento.
Anche gli stessi minorenni sono consapevoli del problema, come emerge dalle ricerche recentemente pubblicate. L’indagine conoscitiva sulle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza di Telefono Azzurro ed Eurispes del 2012 evidenzia i pericoli e l’inadeguatezza della rete internet per i minorenni: più di un bambino su 4 (25,9 per cento) ammette di essersi imbattuto in pagine internet contenenti immagini di violenza, il 16 per cento dei bambini ha trovato in rete immagini di nudo, il 13 per cento siti che esaltano la magrezza e il 12,2 per cento siti con contenuti razzisti. Inoltre, più di un bambino su dieci riferisce di aver trovato on line sue foto private (12,4 per cento) o sue foto che lo mettevano in imbarazzo (10,8 per cento); l’8,3 per cento ha visto pubblicati in rete video privati, il 7,1 per cento rivelazioni su propri fatti personali e il 6,7 per cento video imbarazzanti in cui egli stesso era presente.

social cyberbullismo
Inoltre è rilevante uno studio svolto da Save The Children nel febbraio 2014, su un campione di ragazzi dai 12 ai 17 anni di età, dal quale emerge una diffusione ormai capillare degli strumenti informatici fra gli adolescenti. Ben il 79 per cento dichiara di avere un proprio computer personale e il 71 per cento uno smartphone. I social network sono diventati i «terreni» di attacco preferiti per i cyberbulli (nel 61 per cento dei casi), i quali colpiscono la vittima attraverso la diffusione di foto e immagini denigratorie (59 per cento) o tramite la creazione di gruppi «contro» (57 per cento). La vittima è scelta a causa di una presunta diversità dovuta ad aspetto estetico, timidezza, orientamento sessuale, etnia, abbigliamento e perfino disabilità.
La ricerca evidenzia, altresì, l’insufficiente educazione dei giovani e degli adulti circa il corretto e sicuro utilizzo degli strumenti informatici e i pericoli della rete. Basti pensare che il 33 per cento degli adolescenti intervistati ritiene diffuso, fra gli amici, fornire il proprio numero di cellulare a un soggetto conosciuto su internet o avere con questo un incontro di persona (28 per cento). Il 22 per cento dei ragazzi ritiene poi frequente l’invio di immagini di persone che si conoscono nudi o seminudi, ovvero l’invio di video, foto o immagini webcam seminudi o nudi per ricevere regali (19 per cento). È necessario infatti considerare che, secondo la Polizia postale e delle comunicazioni, la maggior parte dei filmati pedopornografici immessi sui social network sono girati all’interno delle scuole dai ragazzi stessi. In questo caso è più che evidente come i minorenni diventino due volte vittima del reato: è di certo vittima la persona offesa, ma anche l’autore, benché di minore età, diviene responsabile di reati della cui gravità non è sempre consapevole.
Anche i dati pubblicati dal Ministero dell’interno nel settembre 2014 mostrano una vertiginosa crescita dei reati commessi da minori in danno di loro coetanei, con ben 2.107 segnalazioni.
Da quanto fin qui affermato risulta di fondamentale importanza il ruolo della Polizia postale e delle comunicazioni, l’aumento delle risorse da conferire e la possibilità di avvalersi di forme di indagine sotto copertura, come già previsto dalla legge 3 agosto 1998, n. 269, a tutela dei minorenni e per il contrasto dei delitti di cui agli articoli 600-bis, 600-ter e 600-quinquies del codice penale.
Accanto a un’efficace attività repressiva nei confronti dei soggetti imputabili, è di tutta evidenza la necessità di lavorare anche in una prospettiva di prevenzione ed educazione coinvolgendo i minorenni, le famiglie, le scuole e le diverse realtà educative (sportive, parrocchiali, associazionistiche), supportandoli anche tramite un concreto sostegno informativo e formativo.

(Fonte – XVII LEGISLATURA – Camera dei deputati – Prposta di legge n. 267o – Norme in materia di contrasto al fenomeno del cyberbullismo – Presentata il 15 ottobre 2014)

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