Gli “HATERS” sono nascosti sotto innumerevoli ed insospettabili nickname, sono utenti che intossicano le discussioni nei social con commenti talvolta violenti ma altre volte (più spesso) “solo” provocatori e sprezzanti.

Gli “hate speech” diffondono notizie false per alimentare violenza, diffamando, fruttando la velocità delle connessioni e delle visualizzazioni del web.

L’Unione Europea nel 2016 va redatto un codice di condotta che obbliga le grandi company delle ITC a rimuovere in un arco di 24 tutti i contenuti che dichiaratamente incitano all’odio.

Negli ultimi sei mesi tuttavia solo poco più 180 commenti censurati su 600 segnalati alle autorità.

Dice lo studioso Giovanni Ziccardi (www.donnamoderna.com): «Il problema è duplice: non si possono obbligare le media company ad assumere personale che controlli i post e allo stesso tempo gli algoritmi e i sistemi di riconoscimento semantico dell’odio non sono ancora evoluti a sufficienza. Per questo, oltre alle leggi che condannano l’hate speech nel rispetto della libertà di espressione, serve l’educazione civica digitale. Bisogna insegnare a usare Internet in modo responsabile, a partire dalle scuole elementari, visto che i bambini ricevono il primo smartphone intorno ai 7 anni e mezzo».

Segnaliamo questo video…una bella provocazione riguardo quello che puo succedere se la “protezione” dell’anonimato dovesse cadere (come il cancello che divide i due gruppi di cani!).

 

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