Il 21 marzo 2107 è iniziata in Commissione Giustizia della Camera la quarta lettura della proposta di legge “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” , già approvata dal Senato nel maggio 2015, modificata dalla Camera nel settembre 2016 e nuovamente modificata dal Senato il 31 gennaio 2017. Sarà la volta buona?

Il testo secondo il calendario parlamentare dovrebbe arrivare in aula nel mese di maggio, tuttavia le ipotesi sulle modifiche del provvedimento non sono affatto agevoli. Di seguito presentiamo un estratto (ragionato) del relatore Paolo Beni per la XII Commissione parlamentare

“Il Senato, afferma il deputato Paolo BENI (PD), ha stralciato il reato penale, ha ristretto la tutela ai soli minorenni e ha riportato la legge nei confini del solo cyberbullismo, mentre noi parlavamo di bullismo”.

“Entrando nel merito, continua il deputato,  del testo trasmesso dal Senato – che si compone di 7 articoli, uno in meno rispetto al testo licenziato dalla Camera – evidenzia che l’articolo 1, concernente le finalità della proposta di legge, si propone l’obiettivo di contrastare il solo cyberbullismo, e non anche il bullismo (comma 1), come prevedeva invece il testo approvato dalla Camera.

Conseguentemente, lo stesso articolo definisce solo il cyberbullismo, intendendo con questa espressione «qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, la loro messa in ridicolo» (comma 2).

Rileva, che l’articolo 3, al quale sono state apportate alcune modifiche dal Senato, prevede l’istituzione di un tavolo tecnico presso la Presidenza del Consiglio per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, cui partecipano rappresentanti delle istituzioni, autorità amministrative indipendenti e rappresentanti delle associazioni finalizzate alla promozione dei diritti dei minori e degli adolescenti. Evidenzio che il Senato ha eliminato la partecipazione al tavolo tecnico degli esperti dotati di specifiche competenze in campo psicologico, pedagogico e delle comunicazioni sociali telematiche, che avrebbero dovuto essere nominati dalla Presidenza del Consiglio (comma 1).

Spetta al tavolo tecnico – della cui attività il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca dovrà annualmente relazionare il Parlamento, ai sensi del successivo comma 6 – la redazione di un piano di azione integrato per il contrasto e la prevenzione del cyberbullismo, nonché di un sistema di raccolta dati finalizzato non soltanto al monitoraggio dell’evoluzione dei fenomeni, ma anche al controllo dei contenuti per la tutela dei minori, anche avvalendosi della collaborazione della Polizia postale e delle altre Forze di polizia (comma 2).

L’articolo 4 – al quale sono state apportate alcune modifiche – riguarda specificamente l’adozione di misure in ambito scolastico. Si prevede, in particolare, l’adozione, da parte del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo nelle scuole, anche avvalendosi della collaborazione della Polizia postale (comma 1). Il medesimo articolo determina gli obiettivi di tali linee di orientamento (comma 2), indicando un nuovo triennio di riferimento (anni 2017-2019) ed eliminandone il carattere sperimentale.

In particolare, si prevede l’istituzione, in ogni scuola, di un docente con funzioni di referente per le iniziative contro il cyberbullismo, definendone i compiti (comma 3).  Gli uffici scolastici regionali promuoveranno la pubblicazione di bandi per il finanziamento di progetti di particolare interesse elaborati da reti scolastiche per azioni integrate di contrasto al cyberbullismo e di educazione alla legalità (comma 4).  Alle scuole di ogni ordine e grado è demandata la promozione dell’educazione all’uso consapevole delle rete internet e ai diritti e doveri derivanti dal Pag. 10suo utilizzo (comma 5).

L’articolo 5 prevede, in caso di episodi di cyberbullismo in ambito scolastico, l’obbligo del dirigente responsabile dell’istituto di informare tempestivamente i genitori (o i tutori) dei minori coinvolti e di attivare adeguate azioni educative. Il Senato ha circoscritto l’obbligo di informazione alle famiglie ai casi che non costituiscono reato ed ha eliminato la disposizione in base alla quale – valutata la gravità degli episodi – il dirigente doveva coinvolgere anche il referente scolastico, i rappresentanti di classe ed i servizi sociali, per poi procedere all’adozione delle misure necessarie (comma 1). Viene previsto, inoltre, l’aggiornamento degli attuali regolamenti scolastici, con i necessari riferimenti al solo cyberbullismo, e alle relative sanzioni disciplinari (comma 2).

L’articolo 6 – rimasto sostanzialmente inalterato – prevede misure di sostegno all’attività della Polizia postale. In particolare, per le attività in ambito scolastico connesse all’uso sicuro di internet e alla prevenzione del cyberbullismo, è previsto un finanziamento di 203.000 euro all’anno nel triennio 2017-2019 a favore del Fondo per il contrasto alla pedopornografia su internet, istituito dalla legge n. 48 del 2008 nello stato di previsione del Ministero dell’interno. Pertanto, a seguito dell’esame al Senato, il finanziamento originariamente previsto nel testo iniziale, pari a 220.000 euro, risulta ridotto.

Il minorenne maggiore di 14 anni, nonché ciascun genitore o soggetto esercente la responsabilità su un minore vittima di atti di bullismo informatico, come definiti all’articolo 1, comma 2, del provvedimento, può inoltrare istanza al gestore del sito Internet o del social media o, comunque, al titolare del trattamento, per ottenere provvedimenti inibitori e prescrittivi a sua tutela, quali l’oscuramento, la rimozione, il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete Internet, previa conservazione dei dati originali. In proposito, rammento che il testo approvato dalla Camera consentiva, invece, a chiunque di attivarsi, anche a fronte di atti in danno di maggiorenni.

Relativamente all’articolo 7, riguardante l’ammonimento del questore, rammenta che la relativa disciplina, parzialmente modificata dal Senato, è mutuata da quella in materia di stalking (articolo 612-bis c.p.) e appare finalizzata sia ad evitare il ricorso alla sanzione penale che a rendere il minore consapevole del disvalore del proprio atto. In particolare, viene previsto che, fino a quando non sia stata proposta querela o presentata denuncia per i reati di ingiuria (articolo 594 c.p.), diffamazione (articolo 595 c.p.), minaccia (articolo 612 c.p.) e trattamento illecito di dati personali (articolo 167 del codice per la protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196), commessi, mediante la rete internet, da minorenni ultraquattordicenni nei confronti di altro minorenne, il questore, assunte, se necessario, informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, potrà convocare il minore responsabile, insieme ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale, ammonendolo oralmente ed invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge.

Dell’ammonimento viene redatto processo verbale. Si precisa, inoltre, che gli effetti dell’ammonimento cessano al compimento dei 18 anni di età.

Segnala, infine, che il Senato ha soppresso l’articolo 8 della proposta approvata dalla Camera, che prevedeva l’introduzione di una nuova circostanza aggravante del reato di atti persecutori (articolo 612-bis c.p.). Il medesimo articolo 8, nel novellare l’articolo 240 del codice penale, prevedeva altresì la confisca obbligatoria dei beni e degli strumenti informatici e telematici utilizzati per la commissione del reato.

 

 

 

 

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