La Blue Whale Challenge è solo l’ultima delle mode “pericolose” che stanno conquistando i più giovani. Il Daredevil Selfie, che sfida a farsi autoscatti nei modi e nei luoghi più pericolosi per poi postarli, ha già mietuto le sue vittime. E poi la Erase Challenge, la gara social a chi provoca ustioni più estese con la gomma da cancellare (Skuola.net)
 
“La relazione con il cyberbullismo è allarmante, parliamo di oltre il 50% di vittime di prevaricazioni digitali che mette in atto condotte autolesive. Ci sono adolescenti che non riescono a regolare e a gestire le emozioni forti e devastanti che scatena il cyberbullismo e le scaricano sul proprio corpo. Decidono di farsi intenzionalmente del male, di prendere una lametta o qualsiasi altro oggetto appuntito e di ferirsi o tagliarsi per alleviare le sofferenze, per calmarsi, per cercare di far fluire tutto quel dolore. L’autolesionismo è un problema di cui non si parla ma che coinvolge circa 2 adolescenti su 10 che iniziano già a partire dai 12 anni di età a farsi del male da soli” (Maura Manca)

Continua la dott.ssa Manca:  “I ragazzi autolesionisti raccontano che si fanno del male molto spesso per colpa del bullismo e del cyberbullismo, per via della cattiveria dei compagni e dell’assenza in termini di contenimento, ascolto e comprensione dei genitori, troppo concentrati sul rendimento scolastico e non sui vissuti emotivi. Il dato rimane invariato anche se si analizza il campione delle piccole vittime di cyberbullismo dagli 11 ai 13 anni. 1 su 2 si provoca ferite e contusioni, contro il 33% delle vittime del bullismo offline (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).

I numeri dimostrano l’altissima frequenza dei disastrosi effetti sulla psiche e sul corpo delle violenze quotidiane subite. La percezione della vittima di cyberbullismo è di totale impotenza e l’autolesionismo, il pianto, lo sfogare sul cibo in termini di abbuffate o di riduzione drastica degli alimenti, soprattutto quando si è presi di mira per il proprio aspetto estetico, il non dormire, gli incubi, i dolori alla testa e alla pancia, sono i principali effetti dell’essere bersaglio delle angherie e violenze altrui.

Per comprendere nel profondo il vissuto di coloro che si trovano ingiustamente a dover vivere tutto questo, è importante ascoltare direttamente le loro parole:

“Sono autolesionista da tanto tempo e le cause del mio inizio sono tante: cyberbullismo, bullismo, amici che ti tradiscono, abusi a casa e a scuola, problemi in casa e con i miei con cui litigo spesso. Loro sono troppo impegnati a discutere tra di loro e io sono messa in mezza a questo casino. Non inizi mai a tagliarti per una sola causa, non c’è una sola cosa che ti fa scattare la molla e ti dice di farlo. C’è un dolore interno che sembra stia per esplodere, che non sta più dentro, che vuole uscire e non sai come farlo uscire. Non ci sono amici che possono capire, i genitori se lo sanno si arrabbiano perché non glielo hai detto. Quando parli con qualcuno fanno delle facce che fanno male, non ti senti compresa da nessuno, ti giudicano, non capiscono, pensano che sono pazza e mi evitano. I miei pensano che sto bene perché gli faccio qualche cavolo di sorriso e alla fine sei sola in compagnia di una lametta. Quando mi taglio scarico quello che ho dentro ma non mi basta perché è una sensazione che dura poco, e poi sento di stare male di nuovo, e non so come fare perché alla fine non c’è nessuno che mi possa capire” (fonte http://osservatorio-cyberbullismo.blogautore.repubblica.it) .

 

 

 

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